La visita ai Castelli della Lomellina è stata organizzata grazie alla collaborazione con la prof. Giusi Villari, presidente della sezione Lombardia dell’Istituto Italiano dei Castelli. Nonostante le massime temperature annunciate, ci siamo trovati in 23 davanti al Castello di Scaldasole – sembra un gioco di parole – per iniziare la visita accompagnati dalla nostra guida arch. Guido Gozzi, presidente della sezione Emilia Romagna dell’Istituto Italiano dei Castelli, e da Alessandro Strada, uno dei proprietari. Passati dalla grande piazza d’armi, con a fianco il ricetto, siamo saliti sugli spalti prima di entrare nelle grandi sale, passando per un ingresso ricavato dove un tempo scendeva il ponte levatoio. Gli interni sono ancora imponenti: il salone delle feste, la grande sala in cui un tempo si riuniva, ospite, il consiglio comunale del paese, la cappella, il cortile impreziosito dall’edera rampicante. Dovunque opere e suppellettili che raccontano la storia delle famiglie che nei secoli hanno posseduto il castello, tra cui i Malaspina, fino agli attuali proprietari.
Il castello successivo, a Valeggio Lomellina, non è aperto al pubblico ed è stato ammirato solo dall’esterno grazie alle note su storia e architettura di Guido Gozzi.
Trasferiti a Lomello, abbiamo potuto visitare il portico affrescato e qualche sala del Castello, attualmente sede del Comune, sempre sotto l’attenta guida dell’arch. Gozzi.
Il pranzo conviviale si è svolto all’agriturismo La Corte Ghiotta, dove siamo stati accolti sotto un pergolato con un apprezzatissimo aperitivo a base di vini fruttati e focaccia appena sfornata, per poi proseguire su una lunga tavola nella vecchia stalla, con un ottimo menu della tradizione.
Al Castello di Sartirana eravamo attesi dall’Avv. Zanuttigh, che ci ha riservato la cortesia di tante bottiglie di acqua freschissima per rinfrescarci. Il Castello fu costruito verso la fine del 1300 per ordine di Gian Galeazzo Visconti, passò poi agli Sforza e agli Arborio di Gattinara. Ereditato dal Duca Amedeo d’Aosta, è oggi proprietà privata. La visita è iniziata nella grande legnaia, per poi proseguire in due gruppi accompagnati da due cortesissime guide, tra le sale antiche, i cortili, il piccolo teatro e le collezioni che il dott. G. Forni ha raccolto negli anni: opere moderne e abiti di alta moda, argenti e grafica d’arte. Il Castello, come noto, è stato negli anni fino al 2010 sede di mostre importanti, dall’antiquariato all’arte contemporanea. Una speciale menzione al parco e alle ortensie che riempiono quello che fu il fossato difensivo. Il programma serrato della giornata e qualche ritardo sul ruolino di marcia non ci hanno consentito di vedere dall’esterno, come previsto, il castello di Celpenchio. Ci siamo dunque diretti verso Cozzo, dove al Castello Gallarati Scotti eravamo attesi dalla proprietà e dalla prof. Donatella Mele, che ci ha accompagnati nella visita, insieme alla nostra guida arch. Gozzi. Il Castello è posseduto dal 1465 dalla famiglia Gallarati Scotti, circostanza che ha favorito la conservazione di opere e soprattutto di archivi storici, che tengono traccia dei personaggi che nei secoli vi hanno fatto tappa: per tutti, il re di Francia Luigi XII, ritratto nell’affresco un tempo nell’ingresso del castello, e Leonardo da Vinci. La famiglia ne sta valorizzando gli interni con attenzione alle testimoniane storiche, alle caratteristiche del territorio e alla fruibilità dei contenuti, in un progetto museale in collaborazione con l’università di Milano che include anche l’ausilio di realtà aumentata e virtuale. Il principe Gallarati Scotti ci ha anche accompagnati per un tratto della visita, raccontando delle opere di irrigazione fatte dalla sua famiglia per le coltivazioni circostanti e il progetto di un museo che attiri sempre più l’interesse degli appassionati e dei turisti.

